...Quando Dio chiese conto a Caino del sangue di suo fratello, Caino rispose: "Sono forse il custode di mio fratello?" denotando nessuna espressione di pentimento e di rimorso...
...Rosaspina oggi ha compiuto 5 anni, e capisco che, per fortuna, non le servono a niente le spine che le ho donato col nome.
Saliamo lungo la scalinata del cimitero tutti e tre. Noi due per mano e Zolla al guinzaglio.
Ho messo un cappellino con i fiori di stoffa. L’ho comprato all’Oviesse. Però è bellissimo.
Se Franco ci vedesse così sarebbe fiero di noi e ci direbbe che sembriamo usciti fuori da un quadro del suo Picasso. Uno di quelli dei saltimbanchi.
Rosaspina guarda le foto sulle tombe e mi chiede di raccontarle le storie di ognuno. Io me le invento.
Zolla annusa i fiori. Ma preferisce gli alberi.
Arriviamo da Franco e forse Rosaspina ci rimane un po’ male perché si aspettava una sepoltura più solenne. Invece Franco ha solo una piccola lapide di marmo. Un cubetto di spazio in una specie di condominio. Però poi si riprende, Rosaspina, e gli parla uno dei suoi monologhi. Con lo sguardo basso che va dalla foto alle manine che giocano con certi fili d'erba. Hanno messo una foto di Franco da giovane. Forse non ne avevano di più recenti. Gli racconta che a settembre di quest’anno inizierà ad andare a scuola e che da grande farà la ballerina e girerà tutti i teatri del mondo con me e con Zolla.
Poi, prima di andare via, tira fuori dalla borsetta due biscotti, uno lo da a Zolla e uno lo lascia accanto ai fiori che ho portato io, sulla tomba di Franco.
Così è Rosaspina.
Dopo il cimitero siamo arrivate alla spiaggia. Vuota e profumata di sale. Abbiamo panini buoni con il salame e frittata di pasta dentro una busta. E anche la coca cola. E’ mezzogiorno passato e il sole scalda.
Appena arrivate facciamo il gioco ad acchiapparci con Zolla. Con Rosaspina correre non è più fuga, è rincorsa.
Lei non fa come me. Lei sa piangere. Non tiene il dolore serrato in uno stringere di denti, in un serrare pugni. Rosaspina lascia andare risa e lacrime.
Ci fermiamo sudate, rosse in faccia e un po spruzzate dall'acqua che Zolla si è scrollato di dosso.
Rosaspina si leva il tutù da ballerina e sta in equilibrio sulle punte dei piedi e con le sue mutande di cotone bianco con l’elastico un po’ largo mi chiede se può andare a riva a toccare l’acqua. Io le dico che certo che può. E rimango a guardarla mentre saltella verso la riva. Fragile, con le scapole magre che sporgono, come volessero diventare ali, e i capelli così sottili e chiari che le vanno sulla faccia. E lei se li sposta via per guardare meglio. Con quel gesto uguale al mio...
che palle le maldive
e quelli che fanno i corsi di vela
o di immersione
e i corsi da sommelier.
Che la peste se li porti. Tutti.
Me lo dovevo aspettare come sarebbe poi andata la serata, quando sull'autobus da piazza istria al verano...c' ho trovato un uomo che appendeva salumi. In autobus. La gente non sapeva dove reggersi. Disorientati, i passeggeri, tra un capocollo e un milano.
un matto vero, classico, meraviglioso. e così sul fare della sera mi sono trovata trasportata su un autobus pieno di insaccati penzolanti. Profumati. Ma...troppo freschi, lamentava il pazzo. Proprio accanto a me stava una mortadella. Sorridente e sontuosa. Signorile e compiaciuta. Pochi compagni di viaggio ho avuto migliori di quella.
il resto della serata è andato di conseguenza.
stamattina in un risveglio dolorante e acido...mi sono trovata la borsa piena di certi misteriosi animaletti neri con la calamita sul culo e il collo dondolante. una pila. un accendino a forma di pistola. tre rose. un enorme portachiavi dorato a forma di geko
Credo di aver comprato tutto da un venditore ambulante con i capelli neri e gli occhi anche. Bangladesh, credo, la provenienza.
Etilismo etico.
poi 'sto sms...di provenienza ignota.
'non così'
chissà cosa. chissà come. chissà chi.
mah chissà
chi lo sa
ora va meglio
una cosa non riesco a sopportare. l'unica che ricordo. il ragazzo di spalle nel nero della porta. e tutta quella gente intorno. in mezzo. tra me e lui. come enormi fiori di plastica su una tavola, che ti impediscono di vedere. e quella stanchezza nelle gambe che non mi ha fatto correre. afferrarlo per il polso. la chitarra che si portava dietro come fosse il suo giocattolo.
è andato via da solo. nel nero della porta. adoro quelli che vanno via da soli.
stasera comprerò una ciotola e una cuccia per il mio nuovo geko di plastica d'oro.
Siamo bambole rotte
cibo per cani
siamo un’ala staccata
non riusciamo neanche più
a venderci
non ne abbiamo più voglia
di vedere quanti soldi sono disposti a darci
siamo una moneta fuori corso
lasciata da dieci anni
in un posacenere
nella casa intatta
quella casa intatta fino a quando non decideranno di affittarla
quelli che sono rimasti
quando il ricordo sarà passato
quando si potrà profanare quel grembiule da cucina
che lei indossava per fare le frittelle
per farci contenti
e quelle pantofole sotto il comodino
di cui una scucita di lato
fino a quando si potrà profanare quel medicinale per respirare
poggiato accanto al pacchetto delle sigarette
e quel soprammobile chiaro
di un arciere bello con le labbra scheggiate
che immaginavo coraggioso e invincibile.
Doveva difendermi, cazzo,
mi aspettavo che lo facesse.
E invece anche lui ora è finito a fare il soprammobile
pieno di polvere
e anni.

ma che stronzi
gli artisti
con quegli occhi spalancati
da scemo del villaggio
con questi stupidi rossi petali di geranio
che impastano le palpebre e coprono i bulbi e fanno vedere male
vedere cose che non ci sono
cose stronze
ma che stronzi
che sono
sempre a coprirsi di ridicolo
e fare cose inutili
sempre a mettere in mostra
quello che hanno di peggio
quello che hanno di più schifoso
e poi piangere singhiozzi da cani
perché qualcuno
ha visto
quello che hanno di peggio
di poco
ma non trovate che siano così stupidi?
certe volte ci vorrebbe una fossa
per buttarceli
per buttarcisi dentro
e smettere
smetterla finalmente
di essere così stronzi
e coprirsi di ridicolo
senza un motivo
senza mai un motivo
come giocassero,
bambini bianchi
bambini scemi
pazzi zoppi
meraviglia degli uomini